Basta
pronunciare il nome del
luogo per sentire
aleggiare, magari solo
con l’olfatto della
memoria, il fresco
profumo dell’agrume
sacro: Santa Maria del
Cedro.
E a chi non abbia
mai provato le emozioni
visive ed olfattive di
una cedriera in fiore o
carica di frutti, è
d’obbligo il consiglio
di visitare al più
presto sia un campo di
cedri, sia il paese,
conosciuto ovunque per
questa coltivazione.
E’ veritiero, infatti,
indicare la cittadina
del Tirreno cosentino
come la capitale del
cedro nel mondo, poiché
da lungo tempo, nel mese
di agosto e settembre, i
rabbini di tutte le
comunità ebraiche
sparse nei vari
continenti raggiungono
Santa Maria per
scegliere, raccogliere
ed acquistare
personalmente i frutti kosher,
sacri, per celebrare Sukkòt,
la Festa delle Capanne o
dei Tabernacoli
altrimenti conosciuta
come la Festa del
Raccolto.
Il particolare
microclima che si crea
nei terreni pianeggianti
contigui alla costa –
difeso dagli alti
rilievi del Cozzo del
Pellegrino e della Mula
– a detta degli
esperti è ideale per la
coltivazione del
prezioso e pregiato Citrus
Medica, nella varietà
Liscio Diamante.
L’agrume, però, non
è coltivato solo come
frutto rituale ma
alimenta l’attività
di tante piccole aziende
di trasformazione e
lavorazione.
Bucce
candite, trasformate in
raffinati bonbons,
macerate per produrre
gradevolissimi liquori e
sciroppi sono
altrettante golosità
che è possibile trovare
a Santa Maria. Il cedro
è protagonista
indiscusso, nel panorama
delle attrattive locali,
ma la cittadina non
manca di altre bellezze,
naturalistiche ed
architettoniche, e di
una sua storia.
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Il cedro immerso nel suo territorio, la Calabria
Le origini di Santa Maria
del Cedro
Nata come borgo per volere
della famiglia Brancati,
quindi frazione, prima
di Verbicaro e poi di
Grisolia, Santa Maria
ebbe come nome
originario Cipollina, da
Cis-polis (al di
qua della città), in
riferimento all’antico
insediamento di Laos;
nell’immaginario
collettivo popolare, però,
il toponimo era ben poco
nobile e colto, evocando
solo l’umile ortaggio
dal sapore deciso e
pungente.
E’ questa la
simpatica nota del
compianto don Francesco
Gatto, scritta nella
breve ed intensa storia
personale e locale di
“Vita di un parroco
nella storia di un
popolo”.
Emerito
sacerdote e pastore
autentico della comunità,
fautore e promotore
della trasformazione di
Cipollina, da frazione a
comune autonomo –
avvenuta nel 1948 –
don Gatto si è
adoperato anche per il
cambio del nome, da
Cipollina a Santa Maria,
nel 1955; a cui si è
aggiunta, quattro anni
dopo, la specifica
“del Cedro”, col
preciso intento di far
conoscere il paese per
la produzione più
caratteristica.
Don
Gatto, inoltre, è stato
promotore della
costituzione di un
consorzio di produttori
cedricoli e presidente
della cooperativa Tuvcat
(Tutti uniti per la
Valorizzazione del Cedro
Alto Tirreno Cosentino),
la quale, nel 1978, a
Londra, è stata
premiata con
l’Aquilone d’oro, un
riconoscimento
internazionale per
l’import-export.
Ai
nostri giorni,
l’impegno di alcune
istituzioni locali che
svolgono azioni di
livello nazionale ed
internazionale, come il
Consorzio di Tutela e
Valorizzazione del
Cedro, l’Accademia
Internazionale del
Cedro, e la presenza
istituzionale del Comune
a varie fiere di
settore, stanno dando
una nuova spinta
propulsiva alla
coltivazione cedricola,
che rimane una delle
realtà importanti del
tessuto economico locale
e regionale.
Recenti
studi, inoltre, hanno
messo in luce ulteriori
proprietà del cedro;
nella sua buccia sono
presenti alcune sostanze
dalle notevoli capacità
anti-ossidanti, le quali
agiscono contro i
radicali liberi e sono
in grado di prevenire le
patologie tumorali del
colon, quelle
cardiovascolari e
l’obesità. Santa
Maria del Cedro, dunque,
anche capitale di una
lunga giovinezza?
Ulteriori conferme si
attendono dalla ricerca
scientifica, ma intanto
una passeggiata a metà
tra la splendida Riviera
dei Cedri e la catena
costiera appenninica non
potrà essere altro che
salutare…
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Il cedro immerso nel suo territorio, la Calabria
Piccola
storia della cittadella
Santa
Maria, però, non é solo cedro. Agli
amanti della storia e
dell’archeologia, essa offre il
racconto, materialmente visibile, delle
sue radici che affondano nella fiorente
Laos, cittadina autoctona
dell’Enotria, secondo alcuni; colonia
di Sibari, secondo altri, dopo la
battaglia, tra la città dell’Alto
Ionio e Kroton, quando iniziò a
battere moneta (500 a.C.) con
l’effigie del Toro Androposopo,
letteralmente dalla faccia umana.
Nel
389 a.C., i Greci di Thuri,
stando al racconto di Diodoro Siculo,
nell’intento di punire i Lucani per le
continue scorrerie nei loro territori,
assediarono Laos, che si trovava proprio
al confine, e qui ebbe luogo una
sanguinosa battaglia che terminò con la
strage dei Greci.
La colonia sibarita di
Laos, in seguito, inizi a
trasformarsi ed il primo cambiamento si
ebbe intorno al 330 a. C., quando
cominciò a prendere corpo la
costruzione di Marcellina, attuale
frazione di Santa Maria del Cedro.
Le
tracce di quest’antico racconto sono
emerse, casualmente, nei primi decenni
del Novecento, quando ha avuto inizio la
costruzione della statale 18. Sulla
collina di San Bartolo, gli scavi hanno
riportato alla luce una cinta muraria di
tre chilometri che circondava un’area
di sessanta ettari, un’altra Pompei,
dunque. Sono state rinvenute tracce di
fornaci, un tratto della plateia,
una rampa di scale lastricata.
Alcuni
corredi quali elmo, corazza, schinieri e
speroni in bronzo, un diadema aureo ed
una serie di vasi sono conservati presso
il Museo Nazionale di Reggio Calabria.
Data al 2004, invece, l’inaugurazione
dell’Antiquarium di Laos – la
casa rurale ristrutturata che insite nel
perimetro dell’area archeologica di
Marcellina – dove trovano posto vari
reperti e numerosi pannelli illustrativi
della storia degli scavi di Laos. Tra
gli intenti dell’amministrazione
comunale, ed in particolare del sindaco,
Francesco Maria Fazio, che è stato
determinato fautore dell’iniziativa,
vi è quello di progettare una rete di
parchi archeologicicalabresi che coinvolga tutti i comuni della regione dove
sono presenti dei reperti.
Dall’archeologia alla storia, il passo
è breve, nel territorio di Santa Maria.
Poco distante da Marcellina, a mezza
costa tra il mare e la montagna, il
castello di Abatemarco e la vicina
chiesetta di San Michele, di probabili
origini basiliane, svettano ieratici
nella loro essenzialità, dominando la
cedriera più estesa dell’agro
santamariese e l’orizzonte. Lo
spettacolo notturno dei ruderi
illuminati è di quelli che possono
lasciare senza parole, soprattutto
quando le innumerevoli pietre delle
architetture brillano dell’argenteo
pallore della luna piena.
Tra le pietre
della rocca s’intrecciano le trame di
buona parte di storia del paese.
Conquistata dai Normanni attorno al
1060, essa fu soggetta al possesso delle
varie signorie succedutesi nel corso del
tempo: Loria, Pignatelli, Carafa,
Brancaccio, Bruges, Greco ed infine i
Brancati, che regnarono fino
all’eversione della feudalità. Nei
dintorni dell’abitato torri, casali ed
antichi opifici proseguono il
racconto… La torre di Sant’Andrea,
meglio conservata rispetto alle altre e
vicina all’abitato di Santa Maria, è
una costruzione d’avvistamento che
insieme alle torri Longa e Nucito
costituiva l’insieme dei presidi di
prima difesa del territorio.
Dell’antica chiesetta omonima, invece,
non restano che pochi ruderimentre un lungo ed efficace
restauro ha restituito all’antica ed
imponente bellezza il Carcere
dell’Impresa, una complessa struttura
architettonica risalente al Cinquecento
– utilizzata originariamente come
opificio per lavorare la canna da
zucchero, in quel tempo cultura fiorente
e diffusa, e poi con funzioni di
prigione. I vasti saloni ed i tre piani
della costruzione si prestano a diverse
destinazioni d’uso, dallo spazio
convegnistico a quello museale, anche
perché altri tesori, oltre il cedro e
la sua storia – che si lega
indissolubilmente a Santa Maria –
meritano di essere conservati a futura
memoria, e non solo della comunità
locale.
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Il cedro immerso nel suo territorio, la Calabria
Uno
sguardo al passato per
pensare al futuro
La
paziente opera di
riscoperta delle radici
– direzione nella
quale sta decisamente
puntando l’attuale
amministrazione comunale
– ha portato
inevitabilmente sul
terreno delle
tradizioni; è per
questo motivo che si è
pensato di riportare
alla luce la preziosa
fatica degli artigiani
locali, in particolare
del settore orafo e
sartoriale.
Le
maestranze locali,
meglio le maestre
locali, discepole di
quelle abilissime sarte
che un tempo
confezionavano, oltre
all’abbigliamento
quotidiano anche i
corredi, gli abiti da
cerimonia ed i vestiti
da sposa, sotto la guida
della stilista Tea
Pagliari, già nel 2004
– in occasione di una
manifestazione
organizzata da Donna
Mediterranea, benemerita
associazione che opera
sul territorio - avevano
dato fondo a tutta la
loro abilità per la
creazione di splendidi
modelli, che sono stati
poi protagonisti di una
straordinaria serata di
moda, svoltasi nel
centro storico.
L’evento
si è ripetuto nel 2005, ed in maniera
amplificata poiché la sfilata è stata
una delle tante manifestazioni che hanno
fatto da prezioso contorno ad uno
storico appuntamento sportivo, il giro
d’Italia che, lunedì 9 maggio, ha
effettuato la seconda tappa d’arrivo
proprio a Santa Maria.
Per
l’occasione, si è pensato di
coinvolgere, insieme alle maestranze
locali, un grande maestro, anzi uno dei
più estrosi messaggeri dell’arte
orafa italiana, Gerardo Sacco, il quale,
di concerto con gli altri artigiani, ha
lavorato per la creazione di un gioiello
ispirato al cedro, da consegnare al
vincitore della tappa.
Ribalta
internazionale, dunque, per la piccola e
laboriosa comunità di Santa Maria che,
con tutte le sue bellezze e
caratteristiche, merita di essere
conosciuta ovunque; anche perché
l’esclusivo legame stretto con il
mondo ebraico, le fa praticare sul campo
e già da tempo immemorabile quella che,
con un’espressione oggi di moda, si
definisce cultura della tolleranza e
dell’integrazione. E che,
verosimilmente, gli antichi parrocchiani
di don Francesco Gatto avrebbero
catalogato, con semplicità e chiarezza,
come rispetto e amore verso il prossimo.
Da
Calabria Produttiva, anno 5 n.1; testo
elaborato da Adele Filice.
Santa Maria del Cedro
conta poco più di 5.000 abitanti (Sammariensi) e ha una
superficie di 18,7 chilometri quadrati per una
densità abitativa di 258,34 abitanti per
chilometro quadrato. Sorge a 110 metri sopra il
livello del mare.
Il municipio è sito in Via
Nazionale, 16. Telefono: +39 0985 5727 - 5453 -
5497
Fax: + 39 0985 5510
Mail:
uff.comunicasmaria@libero.it
Cenni anagrafici: Il
comune di Santa Maria del Cedro ha fatto
registrare nel censimento del 1991 una
popolazione pari a 4.674 abitanti. Nel
censimento del 2001 ha fatto registrare una
popolazione pari a 4.831 abitanti, mostrando
quindi nel decennio 1991 - 2001 una variazione
percentuale di abitanti pari al 3,36%.