Ancora oggi, non si
conosce con assoluta
certezza la terra
primigenia del cedro, e
varie sono le ipotesi
circa la sua
provenienza.
Molti botanici indicano,
come terra d’origine,
l’antica Mesopotamia;
altri l’India, o la zona
del Nilo: qualcuno,
infine, si spinge a
localizzarlo in Estremo
Oriente.
Unica certezza, in
quest’elenco di ipotesi, è che esso era
conosciuto dai Greci già ai tempi di
Teofrasto (371-285 a.C.), il quale,
nella sua ponderosa Storia delle
Piante lo cita, appellandolo “melo
medico e persico” proveniente cioè
dalla Media e dalla Persia.
E ugualmente certo
è che esso sia stato il primo agrume ad
essere diffuso e coltivato nell’area
mediterranea, a cominciare dal III
secolo a.C., quasi certamente ad opera
delle truppe di Alessandro Magno
(356-323 a.C.) che ne favorirono la
diffusione nell’arcipelago greco, nelle
grandi isole italiane e lungo le coste
meridionali, soprattutto nelle aree
della Magna Grecia.
Illustri altri
scrittori dell’antichità, come Plinio il
Vecchio, Virgilio, Microbio, Palladio,
Marziale scrivono sul cedro. Apicio lo
cita nelle sue famose ricette,
consigliandone l’uso della polpa e della
buccia per conferire fragranze
ineffabili ed esclusive ai piatti sia di
carne sia di pesce.
Gli affreschi di
Pompei ed Ercolano lo riportano dipinto
nella magnificenza delle loro mura.
Trotula, fondatrice della Scuola Medica
Salernitana, decanta le virtù
medicamentose di foglie, fiori e semi.
Il sacro agrume dalle valenze religiose,
é lodato e benedetto come pianta e come
frutto anche da Gioacchino da Fiore, che
ebbe modo di vedere personalmente - in
occasione di un viaggio nel monastero
dell’Abatemarco, nel territorio del
Mercurio (odierno entroterra della
Riviera dei Cedri, nell’Alto Tirreno
Cosentino) - quanta fatica e quanti
sacrifici costasse ai contadini la sua
coltivazione.
Dal sacro al
profano, D’Annunzio, fine conoscitore
delle delizie dei sensi, fu ghiotto
estimatore dei panicelli, i
golosi involtini di zibibbo appassito, i
cui acini sono aromatizzati con bucce di
cedro ed avvolti nelle sue foglie.
Panicelli che il Divino Gabriele
adoperava come sensuale e golosa esca
per i rituali di corteggiamento e per le
sue conquiste amorose.
Home
» Il cedro nella
storia, nella botanica nella modernità
Qualche accenno di
botanica
Una millenaria sequela
di conoscitori ed
estimatori, dunque,
tesse le lodi del
Citrus medica
(questa la denominazione
scientifica del cedro)
nella varietà Liscio
Diamante, la cui
pianta appartiene alla
famiglia delle Rutacee e
si presenta di
piccole-medie
dimensioni, con rami
bassi e provvisti di
spine lunghe e dure.
Le
foglie allungate si
presentano con una
doppia colorazione, più
intensa nella superficie
superiore, e sono
provviste di ghiandole
oleifere che, alla più
piccola incisione,
emanano una fresca
essenza agrumata, al
pari dei fiori, grandi
ed attraenti per gli
insetti.
I
frutti, nel pieno dello
sviluppo, sono molto
grandi e possono
raggiungere un peso
notevole, variabile
intorno al chilogrammo,
o anche più. La loro
colorazione varia
notevolmente, a seconda
del periodo di
maturazione; va dal
verde carico del frutto
acerbo al giallo dorato
del frutto maturo.
Le radici della
pur piccola pianta, si sviluppano nel
sottosuolo, fino a raggiungere alcuni
metri di estensione. Il terreno più
adatto alla coltivazione è quello di
natura argilloso-calcarea, misto a
sabbia e humus ed in presenza di buone
quantità di azoto e potassio; nel corso
della coltivazione, é trattato con il
più antico dei concimi naturali
conosciuto dall’uomo, il letame e per un
ideale mantenimento del microambiente di
vegetazione, deve essere irrigato con
regolarità.
La delicatezza
della pianta richiede un clima mite e
mal sopporta gli eccessi di temperatura,
caldi o freddi che siano, e l’umidità.
La coltivazione richiede lunghe e
continue cure, con periodiche e regolari
irrigazioni e scerbature per mantenere
costante la freschezza e l’umidità
dell’intera cedriera.
La raccolta dei
frutti varia a seconda del loro
utilizzo; i frutti sacri per la
cerimonia religiosa ebraica si
raccolgono in estate mentre per gli
altri usi, i periodi di raccolta vano
dalla tarda estate e proseguono per
tutto l’autunno, quando la colorazione
degli agrumi è passata dal verde dello
smeraldo siberiano al giallo del quarzo
citrino.
Home
» Il cedro nella storia, nella botanica nella modernità
Il
cedro nel mondo
Il
citrus medica non
è che una delle tante
varietà del cedro. Per
completezza di
informazione, è utile
dire che vi sono molte
altre varietà, le
quali, pur conservando
il nome, hanno
caratteristiche molto
diverse tra di loro, sia
per quanto riguarda la
pianta sia per quanto
riguarda i frutti ed i
loro utilizzi.
Per
quanto riguarda i frutti veri e propri,
diverse sono le varietà che offre la
natura. Oltre la già citata varietà
Liscio Diamante, coltivata nella Riviera
dei Cedri in Calabria, vi è il Cedro
riccio o cedressa o calabrese, specie
quasi del tutto scomparsa; il Cedro
della Corsica, molto richiesto per la
canditura poiché molto aromatico ma
facile a marcire; il Cedro Greco, che
comprende le sottovarietà Candia,
Corfù e Naxos, ma risulta di qualità
più scadente rispetto al cedro di
Diamante e quello corso. A seconda della
zona di coltivazione, sono conosciuti,
in Toscana i Cedri di Firenze; in
Lombardia, i Cedri di Salò.
Molti
studiosi di botanica hanno stilato, a
seconda della forma e delle
caratteristiche organolettiche, degli
elenchi. Galli, ad esempio, descrisse la
limoniforme Risso, per la somiglianza
delle foglie a quelle del limone; la
tuberosa Risso, dai frutti grandissimi
ed informi, la cui buccia è usata per
canditi ed essenze; la rugosa Risso, e
la parva Risso, coltivate in Sicilia; la
costata Risso, dai frutti grandi e molto
pesanti; la Huadacna Hort. dai frutti
mostruosi, diffusa nell’Africa
mediterranea.
Veramente singolare, infine, la specie
Sarcodactilys (Noot) Swing. diffusa in
Estremo Oriente (Cina, Indovina, India e
Giappone) che si presenta con il frutto
in spicchi separati, provvisti di buccia
e simili a dita, più nota come Cedro
digitato o “Mano di Buddha”.
Tra
le specie da frutto, è da ricordare il
Cedro degli Ebrei, conosciuto anche come
Cedro Etrog (l’appellativo ebraico del
cedro, utilizzato a scopo rituale
durante la Festa del Sukkòt) che dà
frutti simili al limone. I fiori
profumati, all’esterno hanno una
colorazione rossastra, mentre i frutti,
ancora piccoli si presentano con una
colorazione violacea che vira al verde
cupo, poi al verde chiaro per passare al
giallo, man mano che progredisce nella
maturazione.
Per
quanto riguarda le piante della famiglia
delle Conifere, la più famosa è
senz’altro il Cedro del Libano, specie
mediterranea, che affonda le radici
delle sue origini nell’Asia Minore.
Estesissime foreste si sviluppavano un
tempo, sui monti del Libano e dell’Antilibano
dove il legno era adoperato per la
costruzione di case e di navi.
Diffuso
anche nella nostra penisola, è il Cedro
licio, un piccolo albero che, in fase di
crescita, somiglia ad un cipresso e le
cui bacche, simili a quelle del
cipresso, soprattutto un tempo erano
utilizzate nell’industria dei saponi.
A
scopo decisamente ornamentale, é
coltivato il Cedro dell’Himalaya,
un’altra specie conifera, originaria
dell’Oriente, utilizzata in passato
per costruire case, mobili, utensili,
rudimentali armature, traversine per
strade ferrate.
Anche il Cedro del Libano è una conifera,
simile per aspetto al cedro del Libano e
con un’areale di diffusione limitato,
così come il suo impiego
nell’industria ed il suo utilizzo a
scopo ornamentale.
Originario
dell’Africa occidentale, come si
evince subito dal nome è, infine, il
Cedro dell’Atlante, che vegeta fino ai
2000 metri di altitudine e di cui
qualche esemplare si trova anche nel
versante desertico sahariano. Il suo
legno, pregevole in qualità e colore,
è adoperato per la costruzione di
mobili e pavimentazioni mentre la sua
profumazione tiene lontani gli insetti.
Notizie
elaborate da “Enciclopedia
Agraria Italiana”.
Fotografie di
Marcello Oliani (E-Mail:
marcello.oliani@libero.it)
Home
» Il cedro nella
botanica, nella storia e nella modernità
La coltivazione del
cedro tra passato e
futuro
Sin dai tempi più
antichi, la coltivazione
del cedro è stata
connotata da aspetti
quasi sacrali anche per
le modalità di
esecuzione,
effettuandosi essa in
ginocchio, in virtù
delle dimensioni
alquanto ridotte della
pianta, e con grande
attenzione, ad evitare
le amare punture delle
spine che difendono i
rami ed il tronco.
Malgrado la
faticosa e dolorosa cura che la
coltivazione di una cedriera comporta,
nessuna famiglia contadina della Riviera
omonima, ed in particolare di Santa
Maria del Cedro, la sua capitale eletta,
ha rinunciato fino a qualche anno fa ad
avere un fazzoletto di terra coltivato a
cedro.
E’ ancora vivo
oggi, soprattutto nella memoria
olfattiva, il ricordo dei vari odori che
scandiscono il ciclo di coltivazione: “l’odore
particolare, dolce e agro allo stesso
tempo, emanato dalla pianta…; l’odore
dell’erba che deve essere puntualmente
estirpata in ginocchio; l’odore dei
crucchi, i rametti uncinati di ulivo,
salice o elce, adoperati per
raccogliere, sempre in ginocchio, il
frutto; l’odore delle frasche e delle
canne… oggi sostituite dai teli
sintetici (che) proteggevano d’inverno
le cedriere; sistemate metodicamente in
autunno sui filari, in modo da coprirli
interamente, unite con rametti di
salice, venivano poi tolte in primavera,
quando i fiori bianchi iniziavano a
inebriare con il loro profumo l’aria
circostante e venivano poi pazientemente
riposte come a formare un tetto, sotto
il quale ci si poteva riparare, nelle
pause del lavoro, dal cocente sole
estivo” (F. Lorenzi).
E se una traccia
odorosa segna il percorso dal fiore al
frutto, anche la raccolta si segnala per
un profumo antico ed inconfondibile “l’odore
dei sacchi di iuta, adoperati per
raccogliervi i frutti di un anno di duro
lavoro; l’odore della iuta, mescolato a
quello dei cedri, dà luogo ad un intenso
odore, difficile da cancellare dalla
mente di chi, anno dopo anno, vive quei
momenti di gioia per la raccolta. Un
tempo, e per alcuni ancora oggi,
(essa) era momento di conti sul
bilancio familiare: non era un caso se
molti matrimoni venivano celebrati in
autunno, poiché proprio con il ricavato
di tale raccolta venivano sostenute le
spese dei matrimoni (idem)”.
L’economia di un
intero paese, dunque, ruota intorno al
cedro che, nel 1978, ad opera di un
illuminato sacerdote, don Francesco
Gatto, è stato anche oggetto di una
cooperativa di produttori, la
T.U.V.C.A.T. (Tutti Uniti per la
Valorizzazione del Cedro Alto Tirreno),
la quale ha dato una svolta notevole al
commercio ed all’utilizzo del cedro in
vari settori.
Oggi, una parte
dell’economia di tutta la Riviera dei
Cedri si basa sulla loro coltivazione,
poiché in questa sorta di marchio
territoriale – che distingue in maniera
davvero unica questa porzione di
Calabria, costiera e dell’entroterra –
sono comprese numerose attività che
vanno dall’industria conserviera e di
trasformazione alle piccole imprese
artigiane nel settore enogastronomico
(pasticcerie, gelaterie, liquorifici,
ristoranti specializzati nelle ricette
dolci e salate a base di cedro),
passando per gli agriturismo, dove la
vacanza all’insegna ed all’essenza del
cedro rappresenta un prodotto unico nel
suo genere, poiché le sensazioni
olfattive costituiscono un’esperienza
fondamentale, esclusiva ed inimitabile.
E senza dimenticare le attività
culturali come fiere, convegni, mostre,
sagre che scandiscono i vari periodi
dell’anno, catalizzando l’attenzione
della comunità locale e dei numerosi
turisti, che attraverso il cedro ed il
suo multiforme utilizzo, compiono
davvero un’immersione totale nella
Cultura del luogo.
Santa Maria del Cedro
conta poco più di 5.000 abitanti (Sammariensi) e ha una
superficie di 18,7 chilometri quadrati per una
densità abitativa di 258,34 abitanti per
chilometro quadrato. Sorge a 110 metri sopra il
livello del mare.
Il municipio è sito in Via
Nazionale, 16. Telefono: +39 0985 5727 - 5453 -
5497
Fax: + 39 0985 5510
Mail:
uff.comunicasmaria@libero.it
Cenni anagrafici: Il
comune di Santa Maria del Cedro ha fatto
registrare nel censimento del 1991 una
popolazione pari a 4.674 abitanti. Nel
censimento del 2001 ha fatto registrare una
popolazione pari a 4.831 abitanti, mostrando
quindi nel decennio 1991 - 2001 una variazione
percentuale di abitanti pari al 3,36%.