Conosciuto
fin dall’antichità e
citato dal celeberrimo
Apicio per la fragranza
leggiadra che
impreziosiva le sue
raffinate pietanze.
Oggi
il cedro, per una felice
intuizione creativa è
stato ribattezzato come
“cibo sacro delle
Sirene” da Franco
Galiano, presidente
dell’Accademia
Internazionale del
Cedro, il quale, per il
conferimento di questo
suggestivo attributo
prende spunto da una
leggenda che racconta
come i giovani pescatori
delle coste lucane, Capo
Palinuro per la
precisione, dopo aver
goduto dei favori delle
Sirene, fossero usi
omaggiare le sensuali
creature con un
esemplare del prezioso
agrume.
Leggende
e suggestioni a parte,
da moltissimo tempo,
nella realtà, il cedro
è particolarmente
utilizzato
nell’industria
dolciaria e liquoristica,
per la preparazione di
canditi, confetture,
caramelle, gelati,
sciroppi, liquori,
grappe; per la
confezione dei
caratteristici “panicelli”
(uva zibibbo passita,
aromatizzata con
pezzetti di buccia di
cedro ed avvolta nelle
sue foglie) di
dannunziana memoria; per
la preparazione più
attuale di yogurt e
ripieni di cioccolato.
I fichi secchi,
confezionati in tradizionali crucette
(quattro fichi secchi, spaccati a metà
ed incrociati fra loro, ripieni di
frutta secca o bucce di agrumi)
acquistano un plusvalore di freschezza,
ripieni o aromatizzati con la buccia del
cedro. Crostate, cannoli, mostaccioli,
cassate acquisiscono un valore aggiunto
di sensuale bontà con l’aggiunta di
canditi o marmellate al cedro.
Negli ultimi
decenni, inoltre, esso è stato molto
rivalutato anche come ingrediente per
ricette salate. Carni, soprattutto
bianche, e pesce sono esaltati, nella
loro delicatezza, dal sapore e,
soprattutto, dall’aroma fresco ed
intenso dell’agrume, sia con la
presenza di sottili lamelle di buccia
sia con qualche goccia
dell’impareggiabile essenza.
Procedendo
dalla preparazione più
antica, cioè la
canditura della buccia,
è interessante
soffermarsi sulla
lavorazione che prevede
un laborioso processo di
trasformazione, scandito
da più fasi.
Dopo
la raccolta, che
in molte famiglie,
ancora oggi, è motivo
di festa, i cedri interi
sono riposti
preferibilmente in botti
di legno e sommersi di
acqua salata.
Quando
le condizioni ambientali lo
permettevano, per questa operazione di salamoiatura,
si utilizzava direttamente l’acqua del
mare; oggi si utilizza l’acqua dolce
con l’aggiunta di sale da cucina.
Questa fase dura più o meno due mesi,
durante i quali, quotidianamente è
controllato e mantenuto costante il
tasso di concentrazione salina, per
evitare il processo di fermentazione.
Successivamente,
si procede alla sbuzzatura, cioè
il taglio a metà del frutto per
asportare la polpa. Si va avanti quindi
con la canditura, la quale si
effettua mettendo a bollire le bucce di
cedro – lavate e rilavate con acqua
fresca e dolce, dopo la salamoiatura,
per eliminare il sale – più volte in
acqua, zucchero e glucosio, fino a che
la polpa non diventa perfettamente
trasparente ed il peso della buccia non
risulta il doppio rispetto alla buccia
fresca. Ovviamente, la canditura
assicura un lungo periodo di
conservazione.
Analoghe
operazioni, ma tramite
infusione della buccia
fresca in alcool o acqua
avvengono per la
preparazione dei liquori
e degli sciroppi
a base di cedro.
La
fantasia degli artigiani
locali si è prodotta in
una vasta gamma di
manufatti, come il
liquore ottenuto
dall’infuso della
buccia verde o matura,
che conferiscono al
prodotto finito preziose
colorazioni varianti dal
verde tenero a quello più
intenso, fino ad
arrivare ad un prezioso
cromatismo dorato; in
ogni caso la fanno da
padrone, lo spirito
alcolico e l’intenso e
fresco sapore
dell’agrume.
Più
robusta la grappa al
cedro, per i palati che
amano sensazioni più
forti. L’essenza
di cedro, invece,
ricavata per
distillazione procura
delizie gustative con la
preparazione di granite,
gelati, yogurt,
pasticcini e creme,
caramelle, dure o geleé.
Squisite
variazioni sul tema che, soprattutto in
estate regalano magnifici momenti di
freschezza, di gusto ed anche di buona
alimentazione, dal momento che i sali
minerali e le vitamine contenute
nell’agrume costiuiscono un ottimo
corroborante, eliminano la sensazione di
sete, conferiscono al palato una
piacevolissima sensazione di gusto e
freschezza.
Val
la pena di spendere anche qualche parola
sull’ineffabile fragranza dei panicelli,
dove la solarità e la ricchezza araba
del gusto dello zibibbo appassito si
sposano alla perfezione con la
freschezza leggiadra delle bucce e delle
foglie del cedro; o ancora della golosa
bontà delle bucce candite del cedro
che, in forma di sottili e lunghe
scaglie, sono tuffate in un bagno di
sensuale cioccolato, ottenuto dal cacao
e dal burro più puri, per confezionare
deliziosi bonbons.
Santa Maria del Cedro
conta poco più di 5.000 abitanti (Sammariensi) e ha una
superficie di 18,7 chilometri quadrati per una
densità abitativa di 258,34 abitanti per
chilometro quadrato. Sorge a 110 metri sopra il
livello del mare.
Il municipio è sito in Via
Nazionale, 16. Telefono: +39 0985 5727 - 5453 -
5497
Fax: + 39 0985 5510
Mail:
uff.comunicasmaria@libero.it
Cenni anagrafici: Il
comune di Santa Maria del Cedro ha fatto
registrare nel censimento del 1991 una
popolazione pari a 4.674 abitanti. Nel
censimento del 2001 ha fatto registrare una
popolazione pari a 4.831 abitanti, mostrando
quindi nel decennio 1991 - 2001 una variazione
percentuale di abitanti pari al 3,36%.